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EMERGENZA CARA: RACCOLTA ABITI

una piccola parte del matiriale raccoltoA causa delle piogge battenti che hanno colpito Roma e l’Italia intera è arrivata inaspettata l’emergenza C.A.R.A.
La struttura dove abbiamo svolto volontariato nel mese di Gennaio, presso Castel Nuovo di Porto, era interamente allagata. Tutto il piano terra , sede dei laboratori e delle stanze di alcune famiglie, è stato subito evacuato con la conseguenza che molti di loro hanno perso tutto quello che avevano.
Alla notizia, pervenutaci tramite giornali e radio e grazie al continuo contatto con la psicologa del gruppo, siamo stati sopraffatti dalla paura e dal desiderio di salire in macchina e raggiungerli subito, per portare loro aiuto, forza fisica, braccia per lavorare, mani da stringere, orecchie e volti che potessero ascoltare i loro sfoghi e la loro disperazione.

STRADA CHIUSA…IMPOSSIBILE  L’ACCESSO…

Questo non ci ha demoralizzati in alcun modo, abbiamo subito messo in atto una catena di chiamate e contatti con tutti quelli che conoscevamo per riuscire a raccogliere più materiale possibile: coperte, giacconi, vestiti per i più piccoli e per gli adulti. Siamo entrati in casa della gente e abbiamo visto svuotare armadi, abbiamo visto la solidarietà pura anche di chi non possiede molto ma  che con gioia ha diviso con noi tutto quello che aveva .Così anche da questa situazione difficile abbiamo tratto grandi insegnamenti, abbiamo avuto cuori pieni e macchine stracariche.
Durante il week end ci siamo così riuniti presso la casa parrocchiale in prossimità del centro e con un lavoro durato quasi 10 ore abbiamo smistato tutto il materiale che eravamo riusciti a raccogliere. Lo abbiamo diviso tra le famiglie che ne avevano più bisogno e il restate è stato catalogato e portato al C.A.R.A per tamponare emergenze future . Siamo arrivati al centro profondamente spaventati.
Parcheggiato il pulmino che la Diocesi ci aveva prestato siamo stati accolti dai bambini e dal direttore che ci ha mostrato i segni dell’acqua sui muri, il materiale ormai da gettare accatastato agli angoli delle stanze. Ci ha descritto con quanto impegno e fervore tutti coloro che lavorano al centro si siano impegnati per tamponare nel modo migliore e nel minor tempo possibile la situazione.
Alcuni operatori ci hanno raccontato che non sono tornati a dormire nelle proprie case e sono rimasti al centro per smaltire l’acqua, di come non esistessero più le divisioni di ruoli ma tutti fossero impegnati per lo stesso obiettivo. I bambini, che all’inizio pensavano che fossimo là per organizzare una festa, presto si sono resi conto che il nostro impegno questa volta era diverso e, come tanti ometti e donnine, sono stati buoni e ci hanno permesso di lavorare senza problemi e allora capisci che sono bambini-adulti che hanno affrontato così tante volte emergenze, anche più gravi di questa, da essere in grado di capire, senza che gli fosse spiegato, il reale motivo per cui eravamo là. Alla fine della lunga giornata anche la stanchezza ci ha abbandonati lasciandoci solo l’immensa gioia di quello che, grazie all’impegno di tutti, eravamo riusciti a fare, con la gratitudine nei confronti di chi ci ha permesso di aiutare e chi ci ha sostenuto nel farlo e abbiamo imparato che: “Non importa quanto si dà, ma quanto amore si mette nel dare” ( cit. Madre Teresa di Calcutta).

Alessia D’Ippolito

PULIMINO_CARA Segni dell'allagamento sui muri

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